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Pangea

Dal greco antico πᾶν, forma neutra di πᾶς, "tutto", e γαῖα, "terra", cioè "tutta la terra. È il nome del supercontinente che si ritiene includesse tutte le terre emerse della Terra durante il Paleozoico e il Mesozoico. Contiene notizie relative all’ambiente e tutte le forme di vita.



Terra, entro il 2030 bruceremo risorse di due pianeti Stampa E-mail
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Scritto da Anna Servidio   
Domenica 12 Febbraio 2012 19:32

L'umanità, secondo il Global Footprint Network, utilizza le risorse di 1,3 pianeti ogni anno: sono pertanto necessari un anno e quattro mesi per rigenerare quello che viene consumato oggi. Un consumo globale che cresce: entro il 2030 bruceremo risorse di due pianeti.

In questo contesto l'alimentazione può giocare un ruolo chiave per il futuro del pianeta e per tutte le principali sfide del prossimo secolo, dall'accesso al cibo alla longevità in salute, dall'emergenza obesità alla battaglia contro la malnutrizione, dalla ricerca sulle biotecnologie alla salvaguardia del pianeta.

Questi temi sono emersi nello scorso dicembre durante il terzo International Forum on Food & Nutrition, appuntamento internazionale che mette a confronto i più importanti esperti e opinion leader mondiali sui temi inerenti alimentazione e nutrizione.

“È ora di pensare a una diversa regia del mondo”, per interrompere le disuguaglianze che vedono un miliardo di persone malate per l'eccesso di cibo, e un altro miliardo soffrire la fame ogni giorno. A dirlo è Umberto Veronesi. Combattere questa disuguaglianza, ha detto però l'oncologo, “per il momento sembra molto difficile, perché il mondo è in mano al mercato e alle sue leggi. Queste sono leggi che rispettiamo, e che il mondo capitalistico ha fatto proprie. Ma sono leggi egoiste, fatte non per amore dell'umanità, ma per l'interesse di pochissimi. Bisogna cominciare a pensare a una regia del mondo un po' diversa, che punti ai valori veri dell'umanità', e a ridurre l'avidità' del mondo industriale”.

Infatti, continua Veronesi, “basta accendere la televisione per vedere continua pubblicità che ci spinge a consumare sempre di più. Il mondo del mercato vuole vendere, non importa se sia buono, utile, se faccia bene o se venga sciupato. Questo non interessa le industrie”. La soluzione, però, potrebbe passare anche dagli Ogm e dalla riduzione del consumo di carne: “Così sembra. Gli Ogm non sono ancora stati applicati in maniera molto estesa - ha aggiunto - ma è chiaro che se riuscissimo ad esempio a produrre sempre più cibo con piante che possono crescere nel deserto, o in acqua salata, probabilmente riusciremmo a creare nei Paesi in difficoltà un'agricoltura sostenibile. Il problema della fame non si risolve importando il cibo dall'Europa: dobbiamo localmente far crescere una cultura agricola intelligente, e gli Ogm in questo campo possono funzionare. Per la carne, invece - ha concluso l'oncologo, da sempre vegetariano convinto - più ne risparmiamo e meno ne mangiamo, meglio è per l'umanità, per la salute, per gli stessi animali e anche per l'ambiente”.

 
Allarme clima, i ghiacci si sciolgono e la Groenlandia si innalza Stampa E-mail
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Scritto da Michelangelo Pucci   
Giovedì 15 Dicembre 2011 19:56

http://www.corriere.it/Media/Foto/2011/12/11/mappa_fotozoombig--420x620.jpg

Il pericolo viene dall’acqua. E dall’aumento della temperatura globale. Lo scenario ambientale in cui siamo abituati a vivere sta modificandosi in maniera pericolosa, minacciando la sopravvivenza delle città costiere a causa dello scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia.

L'estate supercalda del 2010 ha fatto sciogliere qualcosa come 100 miliardi di tonnellate di ghiaccio nella Groenlandia meridionale. Senza il peso del ghiaccio, il terreno si è innalzato in alcune località di 2 centimetri in soli cinque mesi. I dati, rilevati dalla rete Gps groenlandese Gnet, sono stati resi noti il 9 dicembre da Michael Bevis di Ohio State University nel corso dell'annuale convegno dell'Unione geofisica americana che si è svolta a San Francisco.

Il fenomeno dell'innalzamento del terreno, una volta che non viene più compresso dal peso di una massa ghiacciata, è ben noto ai geologi e viene definito isostasia. Anche la Scandinavia, per esempio, si sta innalzando dalla fine dell'ultima glaciazione avvenuta circa 15 mila anni fa. Anche le zone più lontane dalle regioni meridionali della Groenlandia che hanno subito nel 2010 la maggiore perdita di massa ghiacciata, hanno avuto un innalzamento del suolo pari a circa 5 millimetri, solo le stazioni di misurazione dell'estremo nord sono rimaste stabili (nella foto di Ohio University, in rosso le zone che si innalzano maggiormente).

“Sterminati eserciti di iceberg che si staccano dalla Groenlandia e si sciolgono man mano che scendono verso Sud”, facendo inesorabilmente alzare il livello degli oceani fino a sommergere le città costiere e costringendo l'uomo a sopravvivere in spazi più ridotti (e resi inospitali dalla desertificazione). Questa la dichiarazione di Jim Hansen, il maggiore esperto di clima della Nasa, che i responsabili dell'Agenzia spaziale degli Stati Uniti hanno inutilmente cercato di zittire. Hansen commenta così, sul britannico “The Independent”, la notizia che ricercatori che studiano gli effetti del riscaldamento globale del clima terrestre sui ghiacciai della Groenlandia hanno constatato che, nell'ultimo decennio, la loro “velocità di fusione” nell'Oceano Atlantico è aumentata, provocando un innalzamento del livello delle acque.

L'accelerazione, riscontrata nella Groenlandia meridionale, non è di poco conto: secondo Eric Rignot del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, a Pasadena, i ghiacci groenlandesi si sciolgono nell'oceano a una velocità più che doppia rispetto a dieci anni fa. Quanto basta a causare il 17% del rialzo del livello dell'acqua intorno al globo, che è di circa due millimetri e mezzo l'anno. Rignot è l'autore dello studio con Pannir Kanagaratnam, dell'Università del Kansas: i due hanno presentato a un convegno scientifico a St. Louis la scorsa settimana il loro lavoro, che è stato pubblicato su Science. Per i due scienziati, non c'è dubbio che l'aumento della temperatura dell'aria in superficie sia all'origine dell'accelerazione nello scioglimento dei ghiacci, che avanzano ora verso l'oceano a una velocità di quasi 14 chilometri l'anno, contro quella di neppure 12,5 chilometri l'anno dieci anni or sono.

I loro movimenti sono stati seguiti e misurati dallo spazio grazie ai dati raccolti dai satelliti. Ci sono segnali che, se la temperatura continuerà a salire, il fenomeno coinvolgerà anche i ghiacci del nord dell'isola. Qualcosa di simile sta, verosimilmente, accadendo sull'Antartide, mentre lo scioglimento dei ghiacci artici del Polo Nord ha meno impatto sul livello delle acque perché essi sono già immersi nell'acqua. Nel 2005, la quantità di ghiaccio della Groenlandia che s'è sciolta nell'Oceano è stata due volte e mezza quella del 1996, 54 miglia cubiche contro 22, per citare le misure degli scienziati.

Rignot e Kanagaratnam osservano che i ghiacciai reagiscono con relativa rapidità alle variazioni del clima: è già accaduto in passato, se si pensa che 14mila anni or sono circa, alla fine dell'ultima glaciazione, il livello dell'acqua si alzò di 20 metri in 400 anni, cioè di cinque metri ogni secolo. È vero che c'era molto più ghiaccio che si scioglieva, ma è anche vero che il ritmo di riscaldamento era inferiore all'attuale. In un articolo correlato Julian Dowdeswell, dell'Università di Cambridge, scrive che l'unico rimedio sarebbe che nevicasse di più sulla Groenlandia. Ma, perché ciò avvenga, bisognerebbe che il riscaldamento s'arrestasse.